Ho visto "Gli Americani" di Robert Frank

Mostra di Milano

Mostra di Milano

La mostra di Milano su "Gli Americani" di Robert Frank presso la sede Contrasto in Galleria Meravigli, è un'occasione imperdibile per soffermarsi sulla fotografia dì questo grande autore. 

Photo by Robert Frank (at Milan event) 

Photo by Robert Frank (at Milan event) 

 Robert Frank narra la vita così com'è. Egli è lontano dal "momento decisivo" di Bresson o da una certa fotografia documentarista più posata e ricercata. La sua fotografia fu dirompente proprio per questo aspetto: narrare la vita, e le contraddizioni, degli americani attraverso il paese. Il suo sguardo non è ne giudice ne ricercatore, è semplicemente testimone; testimone di un epoca e di quello che accade agli americani mentre attraverso il vasto Paese. Si ritrova così a fotografare di funerali, incidenti stradali, feste o semplici momenti di ristoro.

Photo by Robert Frank (at Milan event)  

Photo by Robert Frank (at Milan event)  

Soffermarsi davanti alle sue fotografie in bianco e nero è un momento per riflettere anche su come oggi si intenda street photography, forse troppo legata ancora ai canoni bressoniani della ricerca piuttosto che della narrazione. In questo l'opera di Frank è di assoluto rilievo soprattutto se considerata nella sua interezza invece che come singole istantanee.

Photo by Robert Frank (at Milan event) 

Photo by Robert Frank (at Milan event) 

Le fotografie di Robert Frank non sono tecnicamente impeccabili come ci hanno abituato i fitografi della Magnum, e forse per questo da loro rifiutato, ma, come ebbe a dire lui stessi, "stanno nel mezzo": "Lascio a voi la scelta. Le mie fotografie non hanno un inizio o una fine. Stanno nel mezzo".

Photo by Robert Frank (at Milan Event) 

Photo by Robert Frank (at Milan Event) 

Nel 1955 Robert Frank, svizzero di nascita americano d'adozione, ottiene una borsa di studio per girare gli Stati Uniti e documentare la vita degli americani. Curiosamente dichiarerà di voler svolgere anche un lavoro artistico oltre che di documentazione. Armato di una sola Leica 35mm userà diversi lenti ed eseguirà anche tagli decisi in fase di stampa ai suoi scatti. Erede di Walker Evans, dichiarò che "la vita non può lasciare indifferente il fotografo".

Il viaggio di Robert Frank attraverso gli Stati Uniti

Il viaggio di Robert Frank attraverso gli Stati Uniti

Pubblicherà il suo lavoro nel 1958 dapprima in Francia con una serie di 83 foto, selezione di oltre 27mila scatti. Il suo libro divenne un oggetto di culto ed oggi le prime edizioni hanno costi elevatissimi. Curiosità: tutte le foto della mostra di Milano sono firmate dall'autore in basso a destra.

Firma di Robert Frank sulle foto

Firma di Robert Frank sulle foto

Photo by Robert Frank

Photo by Robert Frank

Photo by Robert Frank (at Milan Event) 

Photo by Robert Frank (at Milan Event) 

Photo by Robert Frank (at Milan event) 

Photo by Robert Frank (at Milan event) 

Photo by Robert Frank (at Milan event) 

Photo by Robert Frank (at Milan event) 

Ho visto "Italia inside out - 1. I fotografi italiani"

La mostra che è in questi giorni al Palazzo della Ragione" di Milano è una di quelle mostre di cui è difficile parlare.

La mostra è una una carrellata, a partire dagli anni '50 ad oggi, sulla visione di Italia data dai fotografi Italiani. Ognuno con un suo stile, un suo progetto e una sua idea di fotografia. Ovviamente si parte dai mostri sacri della fotografia nazionale ma non si dimenticano i fotografi emergenti. Ma una cosa accomuna tutti: l'analisi di un particolare aspetto della nostra Italia. Si va da idee sulle città a idee più generali  e concettuali come quello di Paola de Pietri "Io Parto" o quello di Giovanni Chiaramonte di "realismo infinito" come lui stesso lo definisce.

Siamo di fronte ad una mostra antologica, dove stili, formati e temi si intrecciano senza un apparente senso l'un l'altro ma tutti concorrono ad una visione di un'Italia e al suo cambiamento. E il cambiamento è avvenuto anche in fotografia, intatti la curatrice, la bravissima Giovanna Calvenzi ci avverte che

Tra tutti i possibili itinerari si è scelto di percorrere i decenni seguendo l’evoluzione del linguaggio fotografico, ossia le trasformazioni di visione generate dalla storia, dalle consuetudini e anche dal mutare della tecnologia e dei mercati
— Italia Inside Out

Questo è quindi un percorso nella fotografia italiana, nella nostra storia e nella nostra idea di vederci.

Per me è stata una piacevolissima sorpresa, non sono un amante delle mostre antologiche e collettive ma questa volta devo dire che vale la pena visitare la mostra perché proprio nelle sue mille sfaccettature riesce in qualche modo a toccare corde d'interesse per lo spettatore attento.

A questa mostra seguirà una seconda mostra sui fotografi stranieri, che a questo punto non vedo l'ora di vedere.

Zizola: la fotografia come comunicazione

Se guardo al mondo della Fotografia sono molti i fotografi che ammiro per il loro lavoro, tuttavia nel mio immaginario c’è un fotografo che più di ogni altro ho desiderato incontrare non perché più famoso ne perché i suoi lavori fossero migliori di quelli degli altri fotoreporter, ma perché avevo visto alcune sue interviste sul web e alcune sue conferenze (una su tutte quella di svolta il 16 aprile 2007 alle Lezioni di Giornalismo di Internazionale) che mi avevano profondamente colpito. Questo fotografo è Francesco Zizola.  In lui vedevo un modo di affrontare la realtà del fotogiornalismo senza orpelli, schietto ed onesto nell’approccio con la realtà, dove, è la realtà stessa il vero fulcro e non la fotografia come oggetto iconografico.

Francesco Zizola incontra Gianni Berengo Gardin prima della conference

Francesco Zizola incontra Gianni Berengo Gardin prima della conference

L’occasione dell’incontro è stata una conferenza a Milano il 27 marzo organizzata presso la Camera di Commercio con la collaborazione di Newoldcamera di Milano.

Zizola racconta il suo incontro con la fotografia quando da bambino chiedeva cosa fosse il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale ed il papà gli mostrava una fotografia dei migliaia di morti di un campo di concentramento. Immagine che aveva una doppia valenza: da un lato permetteva la comprensione in modo istantaneo ed immediato e dall’altro lavorava nell’inconscio del bambino. Ecco in breve la potenza dell’immagine: strumento di comunicazione anche al di là di quanto teorizzato dalla cultura crociana che ha esaltato solo la parola e la scrittura come forme di comunicazione più evolute.

La bambina vietnamita di Nick Ut

La bambina vietnamita di Nick Ut

Il secondo passaggio fondamentale per la sua formazione di fotografo, Zizola lo fa ricadere nella prima visione della famosa fotografia di Nick Ut della bambina colpita dal napalm durante la guerra del Vietnam nel 1972. La foto diventa subito un’icona mondiale e lavora molto nelle coscienze con il suo messaggio recondito di sofferenza e morte.

Francesco Zizola racconta molto della sua vita e della sua attività, non nasconde le difficoltà iniziali e l’affermazione come fotografo grazie alla vittoria nel World Press. Nel 1991 fa ricadere l’inizio di un lunghissimo progetto fotografico sull’infanzia nel mondo che a causa della sua vastità sarà suddiviso in diverse storie e che oggi se ne può ammirare una parte nel nuovo “Born Somewhere”. Nel 1995 in Sierra Lione ha una profonda a crisi a causa della costrizione a scattare alcune foto durante un’esecuzione capitale, disconoscerà la foto buttandola via per un periodo vedrà una profonda crisi interiore. I racconti delle fotografie lasciano spazio a riflessioni più profonde sul ruolo dei media, sui media in Italia in relazione agli eventi internazionali e al ruolo della fotografia. Si arriva così all’esperienza dell’Agenzia Noor, nata grazie a dieci soci consapevoli che la professione di fotoreporter non può e non deve scomparire a causa della crisi dei media e per questo si dedicano a complessi progetti socio-ambientalistici internazionali di ampio respiro come ad esempio i cambiamenti climatici in essere sul Pianeta.

Foto F. Zizola

Foto F. Zizola

La conference lascia spazio anche agli aspetti più prettamente tecnici come ad esempio la scelta fra colore e bianco e nero. Ma anche qui si procede ad una analisi più profonda rispetto alla mera scelta tecnica. Con il colore il fotografo si mette in gioco perché è più difficile avere quella che viene definita una lettura di secondo grado dell’immagine, cioè una lettura che va oltre la mera rappresentazione formale ma che assurge a concetto evocativo. Il colore così come il bn non è dato a priori ma richiede una interpretazione che rafforzi la comunicazione sempre nel pieno rispetto etico. Così il fotografo giornalista dovrà sempre avere presente il valore etico di ciò che sta facendo e questo si manifesterà nelle scelte che effettuerà prima, dopo e durante lo scatto. Tuttavia anche il photo editor dovrà rispettare l’etica del fotografo evitando di stravolgerne il significato ed infine se parla anche di un etica del lettore che spesso si dimentica e cioè la volontà di capire. Mi tornano in mente le parole di Don McCullin che afferma che “La fotografia è verità se è nelle mani di una persona onesta”

Foto F. Zizola

Foto F. Zizola

L’ultimo tassello Zizola lo mette parlando del suo progetto 10b, un centro educativo e di divulgazione dell’immagine nato a Roma che in qualche modo insegna il linguaggio fotografico. Viene spontanea la riflessione sui nostri tempi dove mai come ora ci troviamo invasi da immagini (basti pensare ai cellulari) ed a una stretta relazione immagine-uomo, tuttavia proprio la forma di comunicazione più diffusa a livello mondiale non viene insegnata neppure in Italia che è stata la patria della prospettiva a livello figurativo e che ha permesso l’evolversi della comunicazione-immagine come oggi la conosciamo.

Purtroppo la conferenza volge al termine e attratto dalle parole di Francesco Zizola ottengo spunti di discussione concreti sul ruolo della fotografia e del fotoreporter ben al di là della discussione sulle singole immagini: è il ruolo dell’immagine come forma di comunicazione e del messaggio incluso nelle fotografie il vero fulcro dell’uso dello strumento fotografico. La realtà è interpretazione e l’interpretazione è comunicazione visuale sorretta da un’etica.