La Voigtlander Bessa R3a

Iniziamo con una premessa: oggi giorno ha ancora senso scattare a pellicola? Io penso di si, la pellicola e il digitale possono coesistere e l'uno non esclude l'altro. Ma non ho voglia, di entrare nella discussione ormai vecchia, digitale-analogico. Ognuno può valutare da se cosa ritiene meglio per lui.

Quello che invece ho voluto fare è stato provare la Voigtlander Bessa R3a, una macchina a pellicola non certo recente, anzi ora la si può trovare solo usata. La mia non è una vera e propria recensione perché oltre a non essere un tester di macchine fotografiche, credo che in rete ve ne siano già abbastanza. Piuttosto ho voluto testare questa macchina più come oggetto del desiderio che fu.

Quando le Leica a pellicola avevano ancora dei prezzi di tutto riguardo (e li hanno ancora), la Bessa era una valida alternativa che permetteva di usare il telemetro e montare ottiche Leica M ad un prezzo molto ragionevole. Fino a pochi anni fa, per altro, la Bessa era anche abbastanza comune sul mercato dell'usato perché veniva venduta da tutti coloro che in riuscivano a fare il salto verso un corpo Leica.

Introdotta al Photokina di Colonia nel 2004., le Bessa R2a e R3a possono considerarsi le discendenti della Leica M7. Con quest'ultima condividono soprattutto, oltre la baionetta, l'automatismo sulla scelta dei tempi. Le due macchine R2a e R3a sono molto simili a parte per le crocette dell'inquadratura sul mirino e l'ingrandimento del mirino stesso. Mentre la R2a ha un ingrandimento di 0,68 e predilige appunto ottiche corte, la R3a ha un fantastico mirino 1:1 ed è orientata ad ottiche più lunghe potendo mostrare crocette a partire dal 40mm fino al 90mm. Queste si selezionano manualmente con l'apposito selettore che si trova sul corpo.

Il mirino 1:1 permette di focheggiare ad occhi aperti e anche l'uso di un 90mm è tutto sommato agevole. Purtroppo però in controluce non è così semplice come con una Leica dal mirino più recente.

Me ne sono andato in giro a scattare due rulli Rollei RPX400 esposti al nominale. Ho fatto un rullo con il Leica 35mm f/2 Asph (penultimo tipo) ed un rullo con il Summicron 75mm f/2 Asph. Mentre con il 35 mi sono dovuto accontentare delle crocette per il 40mm non essendoci espressamente quelle del 35mm, con il 75mm non ho avuto problemi. Ho messo la macchina in automatismo (priorità di diaframma) e scattare street photography è stato facilissimo e molto divertente. L'esposimetro mi è sempre sembrato abbastanza preciso e il caricamento della pellicola facile e veloce così come il riavvolgimento.

Lato dolente invece la rumorosità dell'otturatore: era come avere reflex a pellicola. L'otturatore metallico è molto rumoroso e neppure lontanamente parente di quello di una Leica. Purtroppo per la fotografia street forse continuerei a preferire una Leica, ma nei viaggi o in situazioni dove non sia richiesta silenziosità di scatto è un'ottima macchina, forse persino più resistente. In effetti in mano si ha una bella sensazione di metallo.

Oggi una Bessa R3a la si può acquistare per meno di 400 eur, un prezzo sicuramente ragionevole se paragonato a molte altre macchine e potrebbe esser un ottimo secondo corpo Leica M, preferendo sempre quest'ultimo alla Bessa.

Per quel che riguarda i rullini ho sviluppato i due Rollei RPX400 con il Rollei Supergrain 1+12 per 7min a 20° e agitazione ogni 30 secondi. Le foto appaiono perfettamente sviluppate (anche le scritte sulla pellicola sono perfette indice di un buono sviluppo), la pellicola appare di per se già contrastata abbastanza e facile da scansionare restituendo già un giusto contrasto, tuttavia altrettanto non può dirsi della stampa analogica dove a causa del contrasto iniziale della pellicola gli interventi sotto l'ingranditore sono destinati a ridursi drasticamente. Questo di per se non è male soprattutto se si vuole accettare scansioni e stampe senza troppi interventi in post produzione. Quindi sarei portato a consigliare la pellicola soprattutto nella street photography. Altro vantaggio da non sottovalutare è che la pellicola è stesa su un supporto politenato che non tende molto ad arricciarsi e quindi mantiene la sua planarietà utile nelle scansioni.     

Lezioni per una buona fotografia: Leonard Freed

© Leonard Freed / Firenze, 1958

© Leonard Freed / Firenze, 1958

Leonard Freed è stato uno dei più famosi fotografi del XX sec., lasciandoci in eredità una vasta produzione dalla quale come cultori della buona fotografia possiamo ricavare alcune importanti lezioni.
Leonard Freed nacque da genitori ebrei originari dell’Europa dell’Est a Brooklyn (New York) nel 1929 e le sue origini segnarono gran parte della sua attività di fotografo negli anni seguenti. Voleva diventare pittore ma nel 1953, mentre si trovava nei Paesi Bassi, inizia a scattare fotografie e scopre la sua vocazione. Cinque anni più tardi, nel 1958, ad Amsterdam realizza un reportage sulla comunità ebraica.
Dal 1961 inizia a viaggiare molto realizzando nel contempo molti reportage: fotografa i neri d’America fra il 1964 e il 1965, il conflitto d’Israele nel 1967-68, la guerra del Kippur nel 1973 e il dipartimento della polizia di New York fra il 1972 e il 1979. Nel 1972 entra nella Magnum. Fra le mete dei suoi viaggi ci fu l’Italia che amò e raccontò diffusamente. 
Leonard Freed morì a New York il 30 novembre 2006.

La fotografia racconta chi siete

© Leonard Freed / Napoli, 1958

© Leonard Freed / Napoli, 1958

“In ultima analisi la fotografia riguarda chi siete. E’ la ricerca della verità in relazione a voi stessi. E ricercare la verità diventa un’abitudine”.

Quando scattiamo fotografie scattiamo verso un soggetto, ma indirettamente scattiamo anche dietro, verso di noi. La fotografia mostrerà il nostro “sentire” verso la scena ripresa.
La fotografia che scattiamo racconterà qualche cosa di chi la scatta e un intero progetto fotografia sarà in grado di spiegare come il fotografo vede l’argomento. In questo la fotografia, come dall’origine del nome, è una forma di scrittura. Anche quando cercheremo di essere distaccati e vorremmo solo descrivere, in realtà eserciteremo la massima forma di scrittura creativa.
Non necessariamente avremo bisogno di ricordarci di questa curiosa proprietà della fotografia, ma ci basterà sapere che nel momento in cui l’otturatore scatterà avremmo prestato i nostri occhi ad ogni futuro spettatore della nostra immagine ed in quella immagine ci saremo anche noi stessi. Non come fa il pittore che ridisegna la realtà fino a piegarla al suo animo, ma togliendo piuttosto che aggiungendo, mostrando un nuovo punto di vista per la realtà o semplicemente evidenziando un aspetto e inducendo uno stato d’animo.
Leonard Freed ci racconta ancora come lui si poneva di fronte alla fotografia:

“Sono come uno studente curioso, che vuole sempre imparare. Per poter fotografare devi prima avere un’opinione, devi prendere una decisione.”

E ancora

“Fotografare è quindi imparare continuamente, avere lo spirito di un bambino pur essendo un adulto”

Fotografare è quindi perdersi come un bambino, alcune volte bisognerebbe abbandonare tutto quello che si è appreso della fotografia e riscoprire il desiderio di fotografare che si ebbe quando, per la prima volta, si prese in mano una macchina fotografica. Ogni cosa in quel periodo appariva curiosa e meritevole di esser fotografata, oggi, purtroppo, le sovrastrutture psicologiche e le conoscenze nel campo fotografico inibiscono spesso l’istinto fotografico creando delle gabbie e dei cliché dove rinchiudiamo il “bambino fotografo” e curioso che è in ognuno di noi. Rompere quella gabbia dovrebbe essere il primo impulso per una buona fotografia.

La fotografia deve raccontare una storia

© Leonard Freed / Venezia, 2004

© Leonard Freed / Venezia, 2004

“La fotografia deve raccontare una storia, la gente deve guardarla come se stesse leggendo una poesia. Una buona fotografia deve essere come un piccolo poema.”

Spesso ci preoccupiamo di spiegare le nostre foto, questo inevitabilmente mostra il limite della nostra fotografia. Una fotografia riuscita non dovrebbe aver bisogno di nessuna spiegazione, dovrebbe contenere tutto al suo interno senza  bisogno di altre parole.
In sostanza il nostro linguaggio non dovrebbe aver bisogno di una traduzione per poter essere compreso:

“La foto non deve avere bisogno di una spiegazione, deve trasmettere un messaggio forte di per sé. Non dovrebbe essere accompagnata da una didascalia. Altrimenti non è una buona foto”

© Leonard Freed / Roma, 1958

© Leonard Freed / Roma, 1958

Ancora una volta Leonard Freed ci avverte, senza giri di parole, che la foto deve parlare da sola. Sia che si tratti di una singola fotografia o di un progetto fotografico, la storia deve essere chiara a chiunque la osservi.

“Le fotografie dovrebbero parlare da sole la loro lingua.”

La macchina fotografica è parte dello sguardo

© Leonard Freed / Dusseldorf, 1965

© Leonard Freed / Dusseldorf, 1965

“Prima di tutto occorre che ci sia una buona composizione che possa funzionare come astrazione, che è come le fondamenta di una casa: se non ci sono delle buone fondamenta la casa crolla.”

I principi fotografici che Leonard Freed ci dispensa sono pochi ma basilari e primo fra tutti della composizione. Se guardiamo le sue fotografie ci accorgiamo che l’inquadratura è spesso perfetta, mai lasciata al caso.
Inoltre notiamo un’altra importante questione: l’alternarsi di formati orizzontali e verticali a seconda del caso. Spesso si tende ad essere schiavi di un modo di inquadrare (sempre in orizzontale o sempre in verticale) senza concederci di poter trovare l’inquadratura giusta in un formato diverso. Nello scegliere le nostre inquadrature dovremmo avere la libertà mentale di provare uno scatto verticale e orizzontale a seconda del caso.
Egli cammina nei vicoli delle città, analizza le situazioni che vede e scende in profondità, non si ferma agli aspetti estetici e nel far ciò ha sempre presente i principi della composizione. Spesso realizza fotografie di persone con lo sguardo in macchina, posati. Lui non è il fotografo del momento decisivo come lo era Cartier-Bresson. Leonard Freed racconta storie di cui i suoi soggetti sono spesso gli attori. Non sempre l’uomo è il soggetto principale delle sue foto, spesso lo diventa solo in relazione all’ambiente.

 

© Leonard Freed / Napoli, 1958

© Leonard Freed / Napoli, 1958

Il suo "momento decisivo" non è fatto quindi di un istante, ma di ricerca, una ricerca costante dell'inquadratura migliore, del momento in cui la storia si svela.

© Leonard Freed

© Leonard Freed

© Leonard Freed / Baltimore, 1964

© Leonard Freed / Baltimore, 1964

“La macchina fotografica, di cui Freed faceva un uso istintivo (regolava l’esposizione a occhio, senza affidarsi all’esposimetro), divenne parte del suo sguardo. Quando guardiamo una delle sue immagini, non facciamo altro che vedere con i suoi occhi” (da “Io amo l’Italia”).

“Oggi la mia attrezzatura prevede poca roba, perché se perdi tempo a cambiare obiettivo il mondo se ne va. E’ più importante cogliere l’attimo piuttosto che riflettere sull’attrezzatura migliore in quell’attimo. Uso soprattutto 35 e 50 mm”.

© Leonard Freed / Milano, 1992

© Leonard Freed / Milano, 1992

In buona sostanza una macchina e un obiettivo dovrebbero essere le scelte migliori per ogni bravo fotografo, il vincolo renderà liberi e migliorerà la fotografia.
Anche sulla disputa bianco e nero versus colore, Freed sarà drastico:

“Il bianco e nero trasmette meglio la personalità del soggetto senza che l’occhio dell’osservatore sia distratto dai colori.”

La fotografia come religione

© Leonard Freed / Napoli, 1956

© Leonard Freed / Napoli, 1956

“Per me la fotografia è una religione e io sono molto osservante. Bisogna cercare la verità, dire la verità, mostrarla al pubblico. … E’ importante che la gente creda alla foto cha sta guardando”

La fotografia come religione non come verità assoluta, quindi. Credere nella fotografia non perché essa è vera in senso assoluto, Leonard Freed avrà modo di chiarire asserendo:

“Fondamentalmente penso che ci siano fotografie ‘informative’ e fotografie ‘emotive’. Io non faccio fotografie informative, non sono un fotogiornalista, sono un autore, non sono interessato ai fatti. Io voglio mostrare atmosfere”

Nulla sta dicendo in merito alla “manipolazione” della fotografia, che, in fondo, non ci riguarda. Freed sposta l’asticella del contendere non alla banale manipolazione ma al messaggio: lui non è un fotoreporter.
Nelle fotografie che ci ha lasciato si supera il reportage e il messaggio di denuncia, Freed parte dall’analisi sociale in cui si trova per suonare le corde più artistiche del quotidiano.

“Quando stai fotografando, sei immerso nell’esperienza, diventi parte di ciò che stai fotografando. Devi immedesimarti nella psicologia di chi stai per fotografare, pensare ciò che lui pensa, essere amichevole e neutrale” 
“E’ soltanto ciò che avviene per caso, la scintilla della vita, che dà verità alle cose”

© Leonard Freed / Haifa 1967

© Leonard Freed / Haifa 1967

Eli Reed scriverà di lui: “Era il perfetto esponente della vera fotografia Zen, perché andava ovunque e si lasciava guidare dalle fotografie”.
Lasciarsi guidare dalle fotografie che si hanno dentro, questa è la massima forma di fotografia Zen a cui dovremmo omologarci quando siamo in giro.

 

© Leonard Freed / New York City, 1963

© Leonard Freed / New York City, 1963


Black in White America
By Leonard Freed
Police Work
By Leonard freed

Ho visto la mostra "Il mondo a modo suo" di William Klein

William Klein è fra i fotografi viventi più controversi. Personalmente non posso che ammirare alcuni suoi scatti e rimanere sconcertato davanti ad altri. Ad ogni modo William Klein è un artista: non è un fotogiornalista, non è un fotografo di moda, non è un fotografo di reportage.


La mostra in corso a Milano ci concede l’occasione per ripercorrere la sua intera produzione e la sua evoluzione artistica. Le sezioni della mostra sono organizzate in tal senso partendo dalle prime astrazioni che espose al Piccolo Teatro di Milano nel 1952 invitato da Giorgio Strehler, e via via attraverso i lavori più noti su New York, Roma, Mosca, Tokyo senza dimenticare la moda, i provini a contatto dipinti e i film. C’è tutto, e purtroppo troppo.


C’è una carrellata su tutto ciò che William Klein è stato ed ha fatto ma, a mio avviso, questo ha tolto spazio proprio alla fotografia. Le fotografie sono scenograficamente enormi, ti avvolgano nelle loro dimensioni ma ti allontanano per poterle guardare. Le sezioni sono introdotte da enormi scenografie murali. I pannelli spesso montati in quattro fotografie accostate le une alle altre rendono le scene enormi e dove invece sono esposte fotografie e non pannelli queste vengono sovrapposte in file di tre o più foto o addirittura intere pareti di fotografie accostate le une alle altre. Tutto è molto scenografico.

E’ interessante vedere gli scatti più famosi di Klein in grande formato ma avrei voluto avvicinarmi alla fotografia per apprezzarne i dettagli ed entrare in sintonia con essa piuttosto che allontanarmi per vederla e rimanere vagamente distratto dalle altre fotografie intorno. Purtroppo oggi il senso comune della fotografia è quella di avere stampe a dir poco grandi, frutto forse dell’interesse dei galleristi per la fotografia e nel trattarla quasi a metro quadro.

Interessanti invece nella mostra sono i grandi pannelli che illustrano le sezioni.  Nella sezione dei printed contacts ad esempio si apprende come Klein vide la possibilità di inventare un nuovo tipo di oggetto artistico unendo pittura e fotografia.


Lo sguardo di Klein sulle realtà urbane da lui indagate ha sempre un filo conduttore che spiegherà bene recandosi a Tokyo: guardare e fotografare senza giudicare. Una lezione interessante, non esclusiva di Klein tuttavia, riguarda come non sempre e necessariamente sia interessante la fotografia che ritrae esseri umani in quella che comunemente viene chiamata street photography.

La mostra è in corso al Palazzo della Ragione a Milano fino all’11 settembre 2016.

 

10 Cose che Garry Winogrand può insegnarvi sulla street photography

Dopo Sergio Larrain, ancora una traduzione dal blog di Eric Kim. Questo pezzo su Garry Winogrand non è solo un esempio su come lavorava un garnde fotografo ma un manifesto di come si affronta la street photography, una fotografia che diventa un’attività per capire il mondo e la vita.


Garry Winogrand, World’s Fair, New York City, 1964. Tutte le fotografie in questo articolo sono copyrighted by the estate of Garry Winogrand

Garry Winogrand, World’s Fair, New York City, 1964. Tutte le fotografie in questo articolo sono copyrighted by the estate of Garry Winogrand

Garry Winogrand è uno dei miei street photographers preferiti dal quale ho appreso molta intuizione fotografica e saggezza.

Egli fu indiscutibilmente uno dei più prolifici e appassionati street photographers del suo tempo (scattò durante sua carriera più di 5 milioni di fotografie). Tuttavia, egli odiava il termine “street photographer” e semplicemente si definiva un “fotografo”. È un’idea che ho capito tardi e la rispetto molto, Winogrand era più interessato a fare fotografie piuttosto che a classificare se stesso per gli storici dell’arte.

Non ho mai capito troppo le cose che ha detto sulla fotografia come il motivo per il quale si dovrebbe attendere una anno o due prima di sviluppare i propri scatti, perché le fotografie non raccontano storie, o come i fotografi scambiano l’emozione per ciò che rende grandi le fotografie. Anche se non ho davvero capito quello che stesse dicendo, ero incuriosito.

Dopo aver fatto molte ricerche su Winogrand e scoperto di più sulla sua filosofia nel campo della fotografia, ho scoperto un tesoro. Nonostante non sia un esperto su Garry Winogrand, egli ha influenzato profondamente la mia street photography. Vorrei sottoporvi questo articolo per illustrare alcune cose che Winogrand ha insegnato ai suoi ex allievi (la maggior parte delle citazioni sono da “Class Time with Garry Winogrand by O.C. Garza” e “Coffee and Workprints: A Workshop With Garry Winogrand” by Mason Resnick).

Se volete apprendere di più su ciò che insegnò Garry Winogrand, leggetelo!

1. Scattare, molto

Garry Winogrand scattò molte fotografie. Per darvi un senso di quanto scattò, leggete questo resoconto di riprese per le strade fatto da un suo ex studente.

”Come siamo usciti fuori dall’edificio, ha avvolto il cinturino in pelle della Leica intorno alla mano, verificato la luce, regolato rapidamente la velocità dell’otturatore e il diaframma. Sembrava pronto a balzare sulla preda. Siamo usciti fuori e lui era già sparito.

Abbiamo imparato rapidamente la tecnica di Winogrand — lui camminava lentamente o si trovava in mezzo al traffico pedonale con le persone che gli passavano attorno. Egli scattò in modo prolifico. Lo vidi camminare per un breve isolato e scattare un intero rullo senza rallentare il passo. Appena ha ricaricato, gli ho chiesto se stava male per aver perso delle immagini mentre ricaricava. “No”, ha risposto, “non ci sono immagini quando ricarico”. Lui si guardava costantemente attorno, e spesso vedendo una situazione al di là di un incrocio molto trafficato. Ignorando il traffico, correva attraversando la strada per catturare l’immagine.” — Mason Resnick

Wow, scattare un intero rullo in un breve isolato senza rallentare il passo? Molti street photographers faticano a finire un intero rullo in un giorno, per non parlare di un breve isolato.

Se si vuole vedere quanti rullini ha scattato, è possibile vedere l’immagine della pellicola impressa sul pressa-pellicola della sua M4.

La Leica M4 di Garry Winogrand

La Leica M4 di Garry Winogrand

Non solo, ma al momento della sua sfortunata e precoce morte (all’età di 56 anni) ha lasciato 2.500 rulli non sviluppati, 6.500 rulli sviluppati ma senza provini a contatto fatti e circa 3.000 rulli con provini a contatto fatti.

In aggiunta a ciò, l’Archivio di Garry Winogrand presso il Center for Creative Photography ha oltre 20.000 stampe pregiate, 20.000 provini a contatto, 100.000 negativi e 30.500 diapositive a colori 35mm e un piccolo gruppo di stampe Polaroid e diverse pellicole cinematografiche amatoriali.

Winogrand ha scattato ad un ritmo che non riusciva nemmeno a vedere le sue foto (perché era sempre in strada a scattare), In una intervista che ha fatto con Barbara Diamonstein lei gli chiede

Diamonstein: Quando si riguarda quei provini a contatto, nota che qualcosa stava succedendo. Mi sono spesso chiesto come fotografo che scatta decina di migliaia di fotografie — e ormai possono essere centinaia di migliaia — come tiene traccia del materiale. Come fai a sapere ciò che hai, e come fai a trovarlo?

Winogrand: Male. Questo è tutto quello che posso dire. Mi è successo molte volte ed è stato proprio impossibile trovare un foglio di negativo o qualsiasi altra cosa. Ma io sono principalmente solo un uomo, e così le cose si incasinano. Non ho un sistema di archiviazione che vale molto.

Diamonstein: Ma non pensi che sia importante per il vostro lavoro?

Winogrand: Sono sicuro che lo è, ma non posso farci niente. Non c’è speranza. Ho rinunciato. Basta fare un po’ di fatica ogni volta che si deve cercare qualcosa. Ho alcune cose raggruppare per ora, ma faccio fatica a trovarli. C’è sempre roba mancante.”

Winogrand accetta il fatto che non avrebbe mai avuto abbastanza tempo per vedere tutte le sue fotografie scattate, e che ci sarebbe stato sempre un negativo che non avrebbe mai potuto trovare (a causa dell’enorme volume di fotografie scattate).

Mi sono sempre chiesto se devo scattare molte fotografie o se devo essere più selettivo che posso durante le sessioni di ripresa per le strade.

Io spesso scatto molto nella street photography. Per esempio, quando scatto in digitale, faccio frequentemente 300–500 foto al giorno (senza problemi). Ora con la pellicola, ho diminuito un po’ (generalmente 1–3 rulli per giorno). 5–6 rulli se mi sento particolarmente ispirato (come nel mio recente viaggio a Istanbul).

Tuttavia non ero del tutto sicuro se stavo semplicemente sprecando il mio tempo facendo così tante fotografie, e non migliorando come street photographer (perché avrei fatto più fotografie del “necessario”).

Una citazione del mio amico Charlie Kirk mi ha veramente colpito:

“Nel dubbio scatta”

Ora quando sono fuori a scattare, spesso faccio almeno 2–5 scatti della scena che vedo (perché un piccolo cambiamento del gesto, della posizione o delle persone nello sfondo possono cambiare in una frazione di secondo). Se studiate i provini dei famosi fotografi potete vedere che non hanno fatto un solo scatto quando hanno visto il “momento decisivo”: http://erickimphotography.com/blog/2012/07/how-studying-contact-sheets-can-make-you-a-better-street-photographer/

Non solo Winogrand scattò molto, ma era anche sempre in strada. Le persone lo descrissero come irrequieto, e spesso tremolante vicino al suo posto (anche mentre stava seduto). Egli aveva un insaziabile urgenza di essere fuori a fotografare la vita intorno a lui.

Quanti altri fotografi come Winogrand fecero esattamente come lui nella loro vita? Facciamo due conti dando ancora una volta un’occhiata alle foto raccolte al momento della morte e a quelle raccolte nel suo archivio:

Lasciate dopo la sua morte:

- 2.500 pellicole non sviluppate = 90.000 fotografie

- 6.500 sviluppate (ma senza provini) = 234.000 foto

- 3.000 provini = 108.000 foto

- Totale: 432.000 foto

Nell’archivio di Winogrand:

- 20.000 provini = 720.000 foto

- 100.000 negativi = 3.600.000 foto

- 30.500 diapositive a colori = 1.098.000 foto

  • Totale: 5.418.000 foto

In totale (e per difetto) possiamo esser certi che egli scattò almeno 5.850.000 foto nella sua vita. Morì senza vedere mai quasi mezzo milione dei suoi scatti (432.000 foto) e nel suo archivio egli ne aveva circa 5.418.000.

Quante foto (in media) scattò a giorno?

Bene, egli iniziò studiando al City College di New York e dipingendo e fotografando alla Columbia University a New York nel 1948 (all’età di 20 anni). Morì all’età di 56 anni. Quindi ha avuto almeno 36 anni di scatti.

Assumendo che scattò 5.850.000 foto nella sua vita (e scattò per 36 anni), ci vorrebbero 445 foto al giorno (o 12 rulli per giorno).

Nota: Ho appena ricevuto un commento di Blake Andrews che il numero degli scatti di Winogrand potrebbe esser stato minore, all’incirca di 1–1.5 milioni di foto. In ogni caso Winogrand scattò molto.

Come Michael David Murphy dice nel suo saggio su Winogrand, egli fu in assoluto ”…il primo fotografo digitale”.

Penso che sia difficile per la maggior parte di noi scattare 445 fotografie al giorno (12 rullini al giorno). Tuttavia penso che una cosa che possiamo fare è che con una quantità di volume, possiamo aumentare le nostre probabilità di ottenere immagini memorabili.

Naturalmente non possiamo semplicemente equiparare ciò che rende memorabile una fotografia di strada ad una equazione matematica, ma il mio punto di vista è quello che, al fine di scattare fotografie memorabili in strada, abbiamo bisogno di sottoporre a noi stessi molti “momenti decisivi”. In genere ciò viene aumentato spendendo più tempo per le strade a scattare e scattare molto.

Quindi, non mettere la fotocamera in modalità scatto continuo e fare decine o migliaia di fotografie al giorno (per amore di scattare molto) — cercare di essere intenzionali nelle fotografie scattate, ma non cercare di limitare se stessi in termini di numero di fotografie fatte.

2. Non esitate e seguite il vostro istinto

L’esitazione è una delle cose che uccide molti potenziali grandi street photographers. Potremmo vedere una grande scena svolgersi davanti ai nostri occhi, ma potremmo esitare per motivo o per l’altro (la persona è troppo lontana, si potrebbe arrabbiare con noi, non voglio essere irrispettoso).

Quando Winogrand voleva scattare in strada, non esitava nel fare i suoi scatti e avrebbe perseguito i suoi scatti. Come ricorda Mason Resnick nel suo workshop di due settimane con Garry Winogrand:

”Lui si guardava costantemente attorno, e spesso vedendo una situazione al di là di un incrocio molto trafficato. Ignorando il traffico, correva attraversando la strada per catturare l’immagine.”

Non sto sostenendo che tu sia imprudente e che sia investito dalle automobili mentre insegui momenti decisivi.

Tuttavia penso che una cosa che possiamo imparare da Winogrand è quella di seguire i nostri istinti e la nostra pancia, e fare i nostri scatti. Se una persona è troppo lontano, dovremmo correre (o camminare) verso di lui e cercare lo scatto. Se pensiamo che qualcuno si possa arrabbiare con noi per aver scattato una foto, dovremmo mettere da parte quelle idee e scattare in ogni caso. Se siamo preoccupati di offendere le persone, scattare in ogni caso, Se ci si sente in colpa dopo, si può sempre cancellare la foto successivamente (o non mostrarla a nessun altro).

3. Sorridere mentre si scatta in strada

Garry Winogrand scattò con un obiettivo 28mm per gran parte della sua vita, il che significa che per la maggior parte dei suoi scatti doveva essere abbastanza vicino ai suoi soggetti (o di fronte a loro). Pertanto Winogrand non era Henri Cartier-Bresson (che cercava di essere invisibile), ma era parte parte attiva dell’azione e immerso nella folla. Era ovvio che facendo foto in strada si rivolgessero a lui col dito irritati (si può vedere una clip di lui che scatta in strada qui).

Mason Resnick continua a riguardo della sua esperienza visiva di come Winogrand scattasse in strada:

”Incredibilmente, le persone non reagivano quando egli le fotografava. Mi sorprese molto perché Winogrand non faceva nessuno sforzo per nascondere il fatto che stesse in strada, facendo fotografie. Era notato veramente poco; nessuno sembrava infastidito.

Winongrand era catturato dall’energia dei suoi soggetti, e costantemente sorrideva o indicava le persone a cui aveva scattato. Era come se la sua macchina fotografica fosse secondaria e il suo scopo principale fosse quello di comunicare e di stabilire un contatto veloce ma personale con le persone che passavano.”

Le esperienze di Winogrand rispecchiano la mia. Quando giro per le strade, cerco sempre di farlo con il sorriso sul mio volto, e in generale faccio cenno alla gente dopo aver fatto loro una fotografia. Questo fa uscire un’aura positiva in cui le persone non si sentono sospettose nei vostri confronti che scattate fotografie.

 

Sono sicuro che ci sono stati molti momenti in cui le persone erano incazzate quando Winogrand scattò loro una foto, e avrebbero reagito in modo utile nei suoi confronti. Tuttavia ciò è inevitabile nella street photography e non si può evitare. Io non sono sicuro di come Winogrand avrebbe reagito, ma non ha è mai stato mandato all’ospedale da nessuno per essere stato aggredito fisicamente dopo aver scattato una fotografia.

Ricordatevi di continuare a sorridere mentre scattate in strada :)

4. Non scattare dal fianco

Garry Winogrand scoraggiava di “scattare dalla vita” (“shooting from the hip”) — come racconta Resnick:

“Provai la tecnica mimica di Winogrand mentre scattava. Sono andato vicino alle persone, ho fatto loro le foto, gli ho sorriso, proprio come il maestro. Nessuno si lamentava; alcuni ricambiarono il sorriso!

Ho provato a scattare senza guardare nel mirino, ma quando Winogrand lo vide, mi rimproverò severamente e mi disse di non scattare mai senza guardare. “Perderai il controllo sulla tua inquadratura”, mi avvertì. Non potevo credere che avesse tempo di guardare nel suo mirino e lo osservai attentamente.

Infatti, Winogrand guardava sempre nel mirino nel momento in cui scattava. Fu solo per una frazione di secondo, ma ho potuto vedere che lui regolava la posizione della della sua macchina fotografica un po’ e metteva a fuoco prima di premere il pulsante di scatto. Era preciso, veloce, in pieno controllo.”

Quindi durante le sessioni di scatto in strada, utilizzate il mirino (se ne avete uno). È possibile ottenere dei buoni scatti durante le riprese dal fianco, ma si avrà molto meno controllo sull’inquadratura e la composizione in strada.

In un’intervista che Winogrand fece durante alcune sessioni di Domande e Risposte a Rochester, New York, nel 1970 in cui fu menzionato lo “scatto dal fianco:

Moderatore: Bene, quello che le chiedo è scatta spesso senza usare il mirino?

Winogrand: Non scatto mai senza usare il mirino — Oh si, ci saranno poche volete — Potrei portare la mia macchina fotografica al di sopra della mia testa ma solo per ragioni fisiche, ma molto raramente faccio questo genere di lavoro”

Se la vostra macchina fotografica ha un mirino, usatelo — ecco perché è lì. Ho scattato spesso dal fianco quando ho iniziato (perché ero timido per scattare fotografie alle persone) ma ho trovato che era per me un impedimento. Quando ero davvero fortunato, avevo uno scatto decente, Ma la maggior parte dei miei scatti erano generalmente composti in modo molto debole, non incisi o sfocati.

Una volta che ho iniziato ad usare religiosamente il mio mirino, non solo la mia composizione e l’inquadratura sono migliorate, ma anche tutto i bordi.

Naturalmente se la vostra fotocamera ha solo uno schermo LCD (o non volete comprare un mirino elettronico per la micro 4/3 o per la compatta) non potete usare un mirino. Ma cercate di tenere a mente di scattare sempre con intento e concentratevi sull’inquadratura.

5. Non ritagliare

Un’altra cosa che Winogrand sosteneva (che anche Henri Cartier-bresson sosteneva) era di non ritagliare.

Come O.C. Garza racconta in un lettura di fotografie in aula che ebbe con Winogrand:

“Il resto del workshop ha seguito lo stesso schema. Ho girato come un pazzo per tutta la giornata (come la maggior parte degli altri studenti), ho lavorato in camera oscura fino all’alba, trascinai la mia pila di 8x10 di nuovo a New York da Long Island per la lezione delle 9:00.

Winogrand divise gli scatti buoni e i cattivi. Studiai le sue scelte, cercando di indovinare la sua logica. Alla fine ho capito che quando tutto il lavoro fotografico funziona — una risposta intuitiva a qualche cosa di visuale, non spiegabile a parole, gli piaceva. Se solo parte delle foto funzionavano, non era sufficiente.

Il ritaglio era escluso, lui ci disse di stampare a pieno formato così che “la qualità del problema visivo sia migliorato”. Winogrand ci ha detto di fotografare ciò a cui siamo legati, e di credere nelle nostre scelte, anche se nessun altro era d’accordo”.

Anche se il ritaglio può essere un ottimo strumento per migliorare le vostre foto, può anche essere un altro impedimento. Ho usato ritagliare un po’ le mie fotografie di strada (quando avevo uno sfondo disordinato o elementi di distrazione). Tuttavia, questo mi ha portato ad avere la mentalità di non ottenere la foto giusta “in macchina” così incominciai a pensare: “Se l’inquadratura non è buona, posso sempre ritagliare in seguito”.

Ancora una volta, cercate di ottenere la vostra giusta inquadratura in macchina — in quanto vi costringerà in strada a “ballare intorno” di più per ottenere uno scatto più coerente. Invece di scattare le persone su sfondi che distraggono, vi incoraggerà a girarci intorno fotografandole dietro uno sfondo più semplice (che distrae meno). Dovremmo anche andare più vicino ai nostri soggetti per comporre meglio, piuttosto che croppare.

Non sto dicendo che non dovreste mai cromare una fotografia (se guardate i provini di “The Americans” di Robert Frank — egli ritagliò molte delle sue fotografie), ma provate a farlo con moderazione e senza esagerare.

6. Staccatevi emotivamente dalle vostre fotografie

Winogrand una volta disse, “ Spesso i fotografi confondono le emozioni per cosa rende grande una foto di strada” Quando lessi la frase per la prima volta, Non ero abbastanza sicuro di ciò che volesse dire.

Per chiarire cosa volesse dire, torniamo alla lezione che O.C. Garza fece con Winogrand:

“Dalla seconda settimana, Winogrand ci confido e ci parlò del suo metodo di lavoro, che era poco ortodosso, ma non trascurato.

Non ha mai sviluppato una pellicola subito dopo averla scattata. Ha volutamente aspettato uno o due anni, così non avrebbe avuto praticamente alcun ricordo del momento dello scatto di quella singola foto.

Questo, affermò gli rendeva più facile un approccio molto più critico ai suoi provini. “Se fossi di buon umore quando ho scattato durante il giorno, allora se avessi sviluppato subito la pellicola”, ci disse, “avrei potuto scegliere una foto perché mi ricordavo come mi sentivo bene quando l’ho scattata, non necessariamente perché è stato un grande scatto.”

Potreste fare scelte migliori se ci si avvicina ai provini a freddo, separando la fase di editing dalla fase di scatto il più possibile”.

Concordo molto con questo sentimento di aspettare un lungo periodo di tempo prima di editare i vostri scatti. Una delle grandi novità del digitale (vedere le immagini istantaneamente) può essere anche una rovina. Anche Alex Webb ha parlato delle sue frustrazioni passando dalla ripresa con la pellicola Kodachrome per diapositive al digitale dicendo che non gli lascia abbastanza tempo per aspettare prima di vedere le sue immagini, e che ha rivisto le sue foto quasi “troppo in fretta” prima di essere emotivamente preparato per guardarle/editarle.

Pertanto quando stavo scattando in digitale, uno dei problemi che ho avuto è sempre stata la voglia di guardare le mie fotografie all’istante. Se stavo scattando per strada e scattavo una foto a qualcosa che pensavo fosse incredibile (diciamo una bambina con un ombrello rosso sopra una pozzanghera) potrei confondere l’emozione che ho provato con l’assunzione di ritenere che quella fosse una buona foto (piuttosto che la fotografia in se stessa).

Vorrei quindi guardare il mio LCD, gridare di gioia, correre a casa, post-produrre e poi caricarla direttamente su Flickr. Dopo qualche giorno sarei costernato nel vedere quanti pochi “favorits” o commenti abbia ricevuto lo scatto (in confronto al resto dei miei scatti), e sarei confuso perché lo scatto non era buono. Naturalmente, dopo un paio di settimane mi renderei conto che lo scatto non era “buono come mi ricordavo” e avrebbe difetti competitivi col passare del tempo.

Uno dei vantaggi che personalmente ho avuto dallo scattare a pellicola è quello che mi ha aiutato a prendere le distanze dai miei scatti. In genere scatto circa 50 rullini ogni mese di viaggio di fotografie di strada, e non le guardo per almeno un mese dopo averle fatte.

Quando finalmente riguardo le immagini che ho scattato, vorrei dimenticare di considerarne la metà, il che mi aiuterebbe ad essere molto più obiettivo durante il processo di editing finale (selezione).

Sia che si scatti in digitale o a pellicola, penso che tutti possiamo imparare da Winogrand aspettando prima di vedere o trattare gli scatti. Lasciate che i vostri scatti marinino come una bella bistecca, prendano aria come un vino rosso piacevole. L’attesa di un anno o due prima di vedere le vostre foto potrebbe essere un spinta, ma aiuterà sicuramente a dimenticare le immagini riprese ed essere più obiettivi quando riguarderete i vostri scatti.

Forse, se scattate in digitale, attendere alcuni giorni o qualche settimana prima di guardare gli scatti attentamente in Lightroom. All’inferno, si può anche fare un mese o più! Lo stesso vale per la pellicola.

7. Guardate ai grandi fotografi

Non ci sono fotografi che vivono nel vuoto, e certamente neppure Winogrand. È stato un gran fan di molti dei suoi contemporanei fotografi di strada (così come di quelli che sono venuti prima di lui).

Tornando indietro al workshop di Resnick con Winogrand:

“Egli ci incoraggiava a guardare ai grandi fotografi. Guardate stampe in gallerie e musei per sapere a cosa di buono le stampe devono assomigliare. Lavorate.

Winogrand raccomandò di guardare Gli Americani di Robert Frank, Immagini Americane di Walker Evans, il lavoro di Robert Adams e le fotografie di Lee Friedlander, Paul Strand, Brassai, Andre Kertész e Henri Cartier-Bresson.”

Anche in un’altra intervista con Image Magazine nel 1972:

Moderatore: Guardi molti altri fotografi?

Winogrand: Sicuramente. Guardo gli altri fotografi.

Moderatore: Quali fotografi trovi interessanti?

Winogrand: Rapidamente, i primi che mi vengono in mente: Atget, Brassai, Kertész, Weston Walker Evans, Robert Frank, Bresson.

Moderatore: Ti piacciono per motivi diversi o c’è una ragione specifica?

Winogrand: Io ho imparato da loro. Posso imparare da loro.”

Winogrand discusse anche nella stessa intervista riguardo a come egli ebbe l’ispirazione di iniziare a scattare fotografie:

“Nessuno esiste nel vuoto. Da dove vieni? La prima volta che sono davvero uscito da New York come fotografo è stato il 1955 e ho voluto fare un giro per fotografare il paese. E con un mio amico di quel tempo, stavo parlando a questo proposito, un ragazzo di nome Dan Weiner. Non so se conoscete il suo nome. È morto ora.

Mi ha chiesto se avevo mai visto il libro di Walker Evans e ho detto no. Non avevo mai sentito parlare di Walker Evans. Ha detto, che se stavo andando in giro per il paese, avrei dovuto dargli un’occhiata al libro. E mi ha fatto veramente un grande favore.

E poi è divertente, ho dimenticato che in quell’anno venne fuori il libro di Robert Frank. Egli stava lavorando più o meno in quel periodo, ’55 o giù di li. E c’erano fotografie là, in particolare quella fotografia della stazione di servizio, da cui ho imparato molto. Voglio dire, spero di aver imparato, Almeno mi sento molto responsabile…”

Trarre ispirazione da altri fotografi. Vedere ciò che del loro lavoro risuona in voi, e prendere i pezzi e sintetizzare con la vostra fotografia. Sia che si tratti del soggetto della materia che scattano, la composizione e gli angoli che usano o certe tecniche che utilizzano.

Penso che sia pericoloso per i fotografi di strada mettersi in una bolla e non essere influenzati dalle grandi opere.

“Sei quello che mangi”. Consumare tonnellate di grandi libri fotografici, controllare altri blog di street photography e visitare mostre e biblioteche.

8. Focus su forma e contenuto

Un detto famoso di Winogrand. “Ogni fotografia è una battaglia di forma contro contenuti” e che “Una grande fotografia è sempre sull’orlo del fallimento”.

Egli fa un sacco di giochi parole nella sua citazione, non ho mai capito bene cosa volesse dire. OC Garza condivide la sua esperienza con Winogrand:

“Più tardi ho iniziato a vedere i fari venire verso di me. Se tutti gli elementi grafici si stanno unendo insieme, perché le mie foto sembrano ancora una merda? Studiando maggiormente il lavoro di Garry, ragionavo che non solo le sue foto funzionavano graficamente, ma mostravano qualcosa che stava accadendo. Avrebbe chiamato questo “contenuto”. Garry ripeteva spesso questa frase; ogni fotografia è una battaglia di forma contro il contenuto. Le buone sono sempre sull’orlo del fallimento”

Forma e contenuto sono le due chiavi che rendono memorabile una street foto. Consideriamo “forma” come la composizione, l’inquadratura e gli aspetti tecnici della fotografia. Consideriamo “contenuto” come ciò che sta accadendo nella fotografia (che si tratti di una vecchia coppia mano nella mano, un ragazzo in possesso di due bottiglie di vino, o un uomo che sta guardando attraverso uno spioncino).

Abbiamo bisogno sia in forma forte e il contenuto per fare una memorabile fotografia di strada — ma raramente ciò accade. Ciò è quello rende la fotografia di strada così difficile.

Sono sicuro che tutti noi abbiamo fatto fotografie di strada che quando le abbiamo scattate non eravamo abbastanza sicuri se erano buone o no. Mi piace chiamare questi i “forse scatti”. Ho un’intera cartella piena di questi, ma di solito sono forti in termini di forma, ma hanno un contenuto povero. Altri hanno un contenuto forte, ma cattiva forma.

Penso che sia quello che voleva dire Winogrand quando ha detto che “la grande fotografia è sempre sull’orlo del fallimento.” Ci sono molte cose che possono far fallire la nostra fotografia. Ma se siete abbastanza fortunati, avete abbastanza dedizione, e siete in grado di creare un’inquadratura ben bilanciata con interessanti contenuti si può fare una grande fotografia di strada.

9. Fatevi ispirare da cose al di fuori della fotografia

Credo che, per essere più originali e unici nella street photography, bisogna guardare al di fuori della fotografia per cercare l’ispirazione.

Winogrand condivideva lo stesso sentimento in un’intervista con Image Magazine nel 1972:

“Moderatore: ti senti di esser stato spinto in una sala da biliardo… Ci sono altre cose relative alla fotografia che non sono necessariamente altre fotografie? Con questo voglio dire, non hai mai avuto idee — non idee — la tua formazione si è mai ampliata da interessi anche al di la della fotografia?

Winogrand: Potrebbe essere così. Moltissimo. Lettura e musica e pittura w scultura e altre cose. Basket, baseball, hockey, ecc. Certo, si sa, si può sempre imparare da qualcun altro con una certa intelligenza. Penso, Spero”.

Consumare arte, libri, musica, pittura, scultura e cose al di fuori della street photography. Questo vi aiuterà ad ottenere un nuovo punto di vista nella vostra visione fotografica.

Per esempio Sebastião Salgado, uno dei più influenti fotografi documentaristi sociali e fotoreporter ha iniziato la sua carriera come economista, studiando il lavoro. Tuttavia dopo essere stato ai cantieri di persona, ben presto ha deciso di abbandonare l’economia (troppo concentrata sulla teoria) e ha scelto di perseguire la fotografia per mostrare più ciclicamente le condizioni di lavoro delle persone di tutto il mondo. Salgado ha usato l’esperienza esterna come economista, e la ha applicata alla fotografia in modo meraviglioso.

Ho iniziato con l’essere uno studente di sociologia presso la UCLA, e il mio interesse per la fotografia iniziò nello stesso periodo. Quando stavo cercando di pensare a che tipo di fotografia mi piacesse fare, ho capito subito che erano le persone in generale e le persone nella società che mi piaceva fotografare. Ora cerco di usare il mio interesse per la sociologia da applicare ai miei progetti di street photography.

Pensate a come le vostre esperienze e interessi personali (al di fuori della fotografia) influenzino la vostra street photography. Questo vi aiuterà a scoprire una voce molto più unica e vi aiuterà a creare fotografie che mostrano chi siete come persona.

10. Amate la vita

Nel libro sulla retrospettiva di Garry Winogrand pubblicato dal MOMA, l’ex curatore John Szarkowski scrisse una bella biografia della vita di Winogrand.

Una delle cose più importanti per me è stata la conclusione, in cui Szarkowski scrisse (recito vagamente a memoria) a riguardo dello stato di confusione che la gente aveva circa Winogrand (perché fece così tante fotografie se sapeva che non era visto da molte persone?)

Szarkowski scritto abbastanza eloquente come Winogrand era meno interessato alla fotografia, e più interessato di vivere e catturare la vita.

Penso che come street photographers tutti noi possiamo imparare la saggezza da ciò che Szarkowski scrisse, e dall’esempio di come Winogrand condusse la sua vita.

Come street photographers dovremmo sforzarci a scattare fotografie memorabili di persone e della società e di come vediamo il mondo. Ma non dimentichiamo che la fotografia è al secondo posto dopo vivere la vita.

11. Non chiamatevi “street photographers”

Garry Winogrand odiava il termine “street photographer”. Egli si chiamava semplicemente fotografo — ne più, ne meno.

Una delle cose più pericolose in merito alla classificazione di se stessi in determinati tipi di fotografi è che ci si incasella. Dopo tutto, Robert Capa avvertì Henri Cartier-Bresson:

“Non dovresti avere un’etichetta di fotografo surrealista. Se la avrai, non avrai un incarico e sarai come una serra riscaldata… L’etichetta dovrebbe essere fotogiornalista”.

Inoltre anche se Henri Cartier-Bresson è stato senza dubbio il padrino di “fotografia di strada” — non ha mai indicato se stesso come un fotografo di strada sia.

Naturalmente ci chiamiamo “fotografi di strada” per una ragione pratica. Dopo tutto, se si incontra qualcuno che ti chiede che tipo di foto fate — non si dice loro che siamo un fotografo di paesaggio o un fotografo di uccelli. Tuttavia può essere complicato dire loro “Oh, mi piace fare fotografie di sconosciuti per la strada, a volte con il permesso e, a volte senza permesso”. Chiamarvi “street photographer” è semplicemente più facile.

Tuttavia, anche all’interno della comunità della fotografia di strada, sono disponibili diverse sfumature. Ci sono fotografi di strada che si concentrano più sulla faccia, altri che si concentrano più sul “momento decisivo”, altri che si concentrano sulle nature morte, e altri che si concentrano su situazioni insolite o divertenti in pubblico.

Informazioni tecniche su Garry Winogrand

Di seguito ci sono punti su Garry Winogrand (sue pellicole, suo equipaggiamento, obiettivi) che mi piace condividere:

1. Winogrand scattò spesso le sue pellicole tirate a 1200 ASA

“Usiamo Tri-X tirato 1200 ASA, piuttosto che al normale 400. La ragione è che saremo in grado di scattare a 1/1000 di secondo il più possibile, perché se fate foto in strada a 1/125, saranno morbide. Se si segue qualche cosa, sia che si muova o il proprio movimento potrebbe far rovinare la foto. Ho iniziato a lavorare in questo modo dopo aver guardato le mie foto e notato che avevano bordi confusi, quelle di Garry erano incise”— via Joel Meyerowitz Da Bystander:. Una storia di Street Photography.

2. Winogrand scattò con una Leica M4, spesso con il 28mm

“Aprì la borsa fotografica, In essa vi erano due Leica M4, dotate di 28mm e decine di rulli Tri-X. Sulla parte superiore della borsa era coperto con delle linguette gialle. CI disse che scriveva le condizioni di luce sulle schede e le metteva nei rulli finiti così sapeva come svilupparli.”

3. Winogrand sperimentò differente lunghezze focali (21, 28 e 35mm, ma il più delle volte usò il 28mm)

Da una intervista:

Moderatore: Nel suo saggio all’interno del tuo nuovo libro, Tod Papageorge parla del tuo passaggio, nel periodo 1960–1963, credo, ad un obiettivo più grand’angolare. È giusto?_

Winogrand: Si, ho iniziato a giocare con un 28 — da un 35mm_

Moderatore: Lei ha detto che ha reso i problemi più interessanti — è solo perché ci sono più cose di cui tener conto?

Winogrand: Certo, più o meno. Vorrei avere una lente che abbia tutto il mio angolo di visione, senza distorsione — questo fa venire il mal di testa con queste cose. In realtà, sarebbe la più interessante con cui lavorare. Il 28 è probabilmente la lente nella quale la distorsione è più limitata — molto meno di un 21. Ed è più vicino all’angolo di attenzione. È abbastanza vicino al mio angolo di attenzione. Probabilmente lo è anche il 21, ma è estremamente limitante. Bisogna usarlo molto attentamente.

Moderatore: Se si inclina soprattutto, si ottengono angoli molti strani…

Winogrand: Bhe non è una questione di inclinazione: in breve sei al centro delle persone, un po’ troppo vicino, si può catturare un’altro genere di sciocchezze che stanno accadendo, che fuori dal contesto. Alla fine, quelle immagini finiscono principalmente per essere ciò per cui la lente è fatta. Se ci fosse un 21 che non si comportasse in questo modo, probabilmente lo userei.

Moderatore: Scatti con qualcos’altro oltre il 28?

Winogrand: Si negli ultimi sei mesi sono tornato al 35mm, perché perché mi annoiavo guardando provini a contatto fatti tutti col 28! Così ho iniziato a giocare con un 35mm di nuovo. Non c’è nulla di molto complicato nelle mie ragioni!

Moderatore: Questo rende il problema più semplice allora?

Winogrand: No; riesco a renderlo interessante per me.

Moderatore: Pensi che tu stia mettendo meno nella tua inquadratura ora, con il nuovo obiettivo?

Winogrand: Veramente non lo so; Faccio solo fotografie e mi sembrano sempre le stesse. In realtà non saprei rispondere a questa domanda. L’unica vera differenza è, con un 28, uscire fuori quando accade, per esempio con una faccia, c’è molto meno spazio lasciato, con un 35. È una interessante piccola differenza. Nel momento in cui si torna indietro un po’, allora diventa una questione di quanto lontano si è stati. Quindi, con un 35 probabilmente stai andando più indietro, di solito. O si fanno le cose senza piedi… Io davvero non voglio guardare provini che sembrano gli stessi col 28. Anche se potrei farli con un 35, cambiando la mia distanza o qualsiasi altra cosa. Sto giocando in certo senso. È tutta una questione di non essere annoiati.”

Cose che potreste non conoscere di Winogrand

Famoso scatto di Garry Winogrand

Famoso scatto di Garry Winogrand

Dietro la scena della sua famosa foto. Fotografato da Tod Papageorge. Photo di 2point8

Dietro la scena della sua famosa foto. Fotografato da Tod Papageorge. Photo di 2point8

Frasi di Garry Winogrand

Sotto ci sono una lista di frasi famose di garry Winogrand:

- “Le foto non hanno contenuto narrativo. Descrivono solo la luce sulla superficie”

- “I fotografi confondono l’emozione che provano quando hanno scattato la fotografia con l’immagine come il giudizio che la fotografia è buona”

- “Una grande fotografia è spesso sull’orlo di fallire”

- “Ogni fotografia è una battaglia della forma verso il contenuto”

- “Fotografo per vedere come il mondo appare nelle fotografie”

- “Mi piace pensare alla fotografia come un atto di rispetto bidirezionale. Il rispetto per il mezzo, lasciandogli fare quello che sa fare meglio, descrivere. E il rispetto per il soggetto, nel descriverlo com’è. Una fotografia deve essere rispettare entrambe le cose.”

- “Non ho nulla da dire in ogni fotografia. Il mio unico interesse nella fotografia è se c’è da vedere qualche cosa che sembra una fotografia. Non ho preconcetti”

- “Non vi è alcun modo speciale di come una fotografia dovrebbe apparire”.

Potreste trovare anche molte altre frasi di Garry Winogrand qui.

Garry Winogrand — Le donne sono belle

Una grande slideshow di foto dal raro libro “Women Are Beautiful” (e anche una gran musica):

Video su Garry Winogrand

Libri di Garry Winogrand

 

Sfortunatamente molti libri sono fuori catalogo