Livio

Piazzetta S. Fedele, Milano 5 dicembre 2013

Un grande albero natalizio ed un'enorme macchina-regalo con tanto di fiocco abbelliva piazza S. Fedele proprio davanti alla statua del Manzoni, quasi sovrastata dall'albero e dalla macchina-regalo: anche il Manzoni ha dovuto cedere il passo alla logica del Natale consumistico e pubblicitario dell'era contemporanea.

La curiosità di quel pacco regalo mi indusse una serie di scatti fotografici senza alcuna convinzione, tanto per immortalare quella moderna pseudo scultura in contrapposizione con il Manzoni e la chiesa sullo sfondo. In effetti spostandomi notai che, nonostante l'ora di pranzo, la chiesa era aperta ed una mendicante era davanti l'uscio intenta a chiedere qualche soldo. Mi incuriosii molto, dal momento che ero stato in quella chiesa solo una volta e poi l'avevo sempre trovata chiusa nell'ora di pranzo e non ricordavo più com'era internamente.
Con l'intenzione di realizzare alcuni scatti per completare un mio lavoro sulle chiese milanesi, entrai e quasi in fretta scattai col 35mm una panoramica verso l'altare principale. Avevo notato un paio di persone in giro per la chiesa ed altre due sedute nei banchi, ma non gli avevo prestato troppa attenzione così mi avvicinai ad un dipinto laterale per ammirarlo meglio e fu allora che notai un uomo seduto a metà: era un senza tetto, si notava da come stringeva un fagotto bianco che forse conteneva tutti i suoi averi. Ebbi subito l'idea di riprenderlo all'interno della chiesa vuota, ma non ne riuscivo a trovare uno scatto interessante, così decisi che avrei scattato solo una panoramica con il 21mm e poi sarei uscito. Mi avviai verso il fondo della chiesa e montai l'altro obiettivo con tutta calma, scattai qualche foto e rimontai il 35 mentre notavo anche l'avviso rosso della batteria quasi scarica.

Prima di uscire decisi di passare sull'altro lato, quello più vicino all'uomo che nel frattempo era rimasto solo con me nella grande chiesa. Scattai alcune foto inquadrandolo verso una luce calda di sfondo che filtrava da una finestra opposta, sembrava una immagine molto evocativa con la luce sullo sfondo e l'uomo solitario al riparo e avvolto nei suoi pensieri ed avvinghiato al suo fagotto. Forse non ero riuscito a rendere l'atmosfera che avrei voluto, tuttavia feci diversi scatti. Alla fine decisi che, nonostante l'uomo, immerso nei suoi pensieri, non mi avesse notato, avrei dovuto regalargli almeno le mie poche monete che a lui sicuramente avrebbero fatto comodo. Non come compenso delle foto, che non trovo affatto giusto visto che la fotografia dovrebbe risultare da una sintonia fra fotografo e fotografato e non come merce, ma piuttosto solo come aiuto umano ad una persona che in realtà non chiedeva nulla, un gesto che ritenevo giusto ed umano a prescindere dall'avergli scattato delle foto.

Mi avvicinai e gli diedi alcune monete, mi ringraziò un paio di volte e a quel punto mi sedetti accanto a lui visto che, tutto sommato, sembrava gradire la compagnia. Un odore fortissimo di urina lo avvolgeva e mi invase le narici, i tratti però erano puliti e lui se ne stava ranicchiato sul suo fagotto con la faccia piccola e rugosa ed una bianca barba pronunciata appena sotto il mento. Gli chiesi come si chiamava e non riuscii subito a capire il nome, credetti fosse straniero, forse francese. Invece lui cominciò a parlare in italiano con uno strano accento e non mi rispose direttamente alla mia successiva domanda: da dove venisse. Iniziò a parlare di Milano e di come una volta non ci fosse molta gente che abitava in città e che spesso le persone venivano da fuori. Sembrava ripetere una storia che gli era rimasta in testa chissà da quanto tempo, parlava di questa "vecchia Milano" in modo continuo e con voce lenta e fioca. Lo ascoltai volentieri anche se le sue parole apparivano un pò sconfusionate in alcuni momenti. Scattai ancora qualche foto senza inquadrarlo e lentamente vicino a lui cambiai la batteria della macchina fotografica che ormai era terminata. Appena inserita la nuova batteria gli chiesi se potevo fotografarlo e lui mi disse che non avrebbe potuto pagarmi, con mia somma sorpresa. Una persona che siamo abituati a considerare ai margini della società e nulla tenete si stava preoccupando di dover pagare chi lo stava fotografando in quel momento! Scattai e gli mostrai la foto nel visore, stavo per riporre la macchina e lui mi chiese di rivedere la foto, a quel punto notando lo sfondo luminoso mi disse che sembrava fatta all'aperto invece che dentro una chiesa, ne rimasi sorpreso di come avesse la capacità di cogliere i dettagli che spesso un fotografo non coglie, ed iniziò con il raccontarmi di un tale fotografo che faceva dei fotomontaggi utilizzando soggetti e sfondi differenti. Il mio tempo volgeva al termine quindi lo salutai ancora calorosamente dicendogli il mio nome e gli chiesi di ripetere il suo nome, al che lui mi domandò: "Conosci l'alfabeto dei muti?" Un po titubante ma fiducioso visto che avevo giocato recentemente con mia figlia usando i gesti per le lettere, risposi affermativamente e lui con le mani mi mimò il suo nome che decifrai scandendogli ogni lettera come: L I V I O.

Conoscere la macchina fotografica con cui si scatta

Prima Regola: Conoscere lo strumento che si suona, in fotografia si traduce con il classico "leggere il manuale di istruzioni".

E' una cosa banale, chi usa macchine fotografiche spesso dimentica oppure semplicemente non intende farlo, ma i rischi sono sempre dietro l'angolo.

Avevo deciso di fare alcune fotografie in un luogo in cui avrei voluto fotografare da molto tempo. Giunto il momento mi preparo l'attrezzatura: cavalletto, macchina digitale, un paio di obiettivi, Rolleiflex 3.5F, pellicole 6x6 a 400 e 100 ASA, flessibile di scatto ed esposimetro. Tutto pronto. Mi reco all'appuntamento, luce perfetta, luogo ideale. In tutta tranquillità sistemo la macchina fotografica (digitale) sul cavalletto faccio un paio di scatti sistemo qualche esposizione. Decido che si può usare il rullo a 100 ASA, voglio far le cose con calma e non lasciare nulla al caso, misuro bene la luce, guardo l'angolo per una migliore inquadratura attraverso il vetro smerigliato della Rolleiflex,  faccio due veloci calcoli sull'esposizione e mi accingo a caricare il rullo fotografico.

Apro il dorso, inserisco la pellicola 6x6 e aggancio la coda della pellicola al rocchetto ricevente, chiudo il dorso e carico con la leva di avanzamento e..... giro, giro ma non arriva mai il numero 1 della prima posa..... "Ah - mi dico - vuoi vedere che non ho agganciato bene la pellicola". Riapro il dorso e, con somma meraviglia, la trovo completamente avvolta nel rocchetto ricevente!

Ho buttato un rullo!! Va bene, non mi perdo d'animo e prendo un rullo nuovo. Stesso procedimento, apertura del dorso, aggancio della pellicola, chiusura e carica.... carica, carica, carica e nulla. Forse è rotta. Apro il dorso e pellicola avvolta completamente nel rullo ricevente. Acc... Cercherò di recuperarla, la avvolgo al contrario nel dorso.... operazione a metà non più possibile perchè diventa durissimo il riavvolgimento e si rischia di rompere la macchina fotografica. Quindi apro il dorso e sfilo i due rocchetti: altro rullo inutilizzabile.

Transient

Macchina forse rotta, mi metto l'anima in pace e provo un terzo rullo, con calma, senza fretta, senza troppa collera. Inserisco l'ultimo rullo e risultato identico. "Perfetto, la macchina è guasta" - mi dico. Farò solo delle fotografie digitali.

Faccio un pò di scatti con la macchina digitale ma senza troppo entusiasmo, la mia mente ormai è su un altro pianeta: rifletto su quella Rolleiflex che avrei voluto usare e non ho potuto. Finite le poche foto, mi fermo un attimo prima di andar via e mi riavvolgo a mano un rullo di quelli usati inutilmente poc'anzi, faccio ancora una prova ed ottengo sempre un rullo avvolto senza mai passare per la prima esposizione.

Vado via. Lungo la strada chiamo il mio fotoriparatore di fiducia:

"Ciao, come va?"

"Bene, buon anno"

"Buon anno anche a te, senti ho un problema con La Rolleiflex non mi carica più la pellicola non so che gli abbia preso ma non l'ho usata ultimamente"

"Va bene, quando vuoi passa da e me e ci do un occhio".

Mi ritengo almeno fortunato ad averlo trovato e decido di non prendermela più di tanto, però peccato, mi dico, perché dal vetro della Rolleiflex avevo visto una composizione proprio interessante, vedremo le fotografie digitali.

Arrivo a casa, sistemo tutto con calma e preparo la rolleiflex per la spedizione di riparazione all'indomani mattina. Mi accingo alla visione delle foto digitali. Non mi piacciono, le trovo poco interessanti rispetto alla mia idea originale e poi l'inconveniente ha rovinato le mie future inquadrature e visioni.

Cerco di star calmo, ma la notte ho degli incubi incredibili. Sogno Rolleiflex distrutte, pellicole con forme animali.... Fortunatamente la sveglia mi desta dagli incubi.

Mi reco, di buon mattino, dal fotoriparatore, attendo che finisca con un paio di clienti e gli espongo il problema. Lui cerca una pellicola per far la prova ma lo batto sul tempo perché ne ho portata una di quelle rovinate già pronta per la prova. La metto nel magazino e sto per infilare la coda nel rocchetto ricevente e il fotoriparatore mi blocca e mi dice:

"Scusa ma è così che la caricavi?", lo guardo allibito e un po timoroso.

"Si"

"Bhe - mi fa - lo credo che non la caricavi mai: questa è una due rulli non a rullo unico! La pellicola la devi passare sotto al primo rullo e poi agganciarla"

Un brivido mi gela la schiena. Lo sapevo, l'ho caricata molte volte ma poi avendo usato altre macchine lo avevo dimenticato!!!

"Ah, urca lo sapevo ma l'ho dimenticato", rispondo sommesso.

"Eh capita - fa lui - La Rolleiflex ha fatto molti modelli ed è facile confondersi"

Aggancio, questa volta regolarmente la pellicola un pò tremolante e tutto funziona correttamente.

"Bene, dai meglio così", mi dice ed io non so come scusarmi della mia goffaggine.

Purtroppo sembra tutto molto banale ma a volte le cose più elementare risultano essere le più complicate.

E ci si lamenta delle moderne camere fotografiche, metà delle cui funzioni sono superflue o non servono strettamente a fotografare.... provate a caricare una pellicola in una macchina fotografica di qualche anno fa o anche semplicemente di una Leica e poi se ne riparla.

Alma

Per introdurre nel mercato brasiliano la Leica M Monochrom è stato presentato un cortometraggio, Alma (Anima), del regista Felipe Vellasco (Vellas) dove in poco più di un minuto si racconta, in modo veramente molto intenso, la vita del fotografo Robert Capa.

Il film è narrato in tedesco (sottotitolato in inglese) e in bianco e nero. Racconta la vita di Capa dal punto di vista di una delle sue macchine fotografiche, la Leica III. Cattura soprattutto per la dinamicità, le inquadrature ed il linguaggio documentaristico. 

Un piccolo capolavoro in bianco e nero che vale la pena di gustare.