Diario della camera osura: una Rondinax fa...

Era già un pò di tempo che mi dedicavo agli sviluppi dei rulli per negativi colore. I processi C41, così si chiamano gli sviluppi per negativi a colori, non sono particolarmente complessi ed anzi forse sono anche più semplici di quelli in bianco e nero. Tuttavia si deve avere l'accortezza di mantenere la temperatura di sviluppo piuttosto alta e costante durante tutto il tempo di sviluppo (generalmente si prediligge uno sviluppo a 38°C).
Personalmente ho sempre utilizzato un'agitazione contuna di tutti i liquidi necessari allo sviluppo che nel kit della Tetenal sono 3: il rivelatore, lo sbianca-fissaggio e lo stabilizzatore.
I risultati che ho ottenuto non sono stati malvaggi, ma certo bisogna lavorare un pò in fase di scansione. Forse qualcuno obietterà che a questo punto i pixel sono molto più comodi e veloci: si è vero, ma vuoi mettere la soddisfazione? Ok diciamo anche che è solo una cosa da nostalgici e gente che ha del tempo da perdere (ma tanto sviluppo a tarda sera), forse è più onesto. Comunque non sto quì a disquisire sulla differenza di una foto analogica da una digitale, sarebbe come disquisire del sesso degli angeli.
Ma torniamo al nostro C41, come dicevamo, è abbastanza semplice usarlo e sviluppare un rullino. Tuttavia la cosa che più mi disturbava era quella maschera di colore arancio-gialla tipica delle pellicole a colori: non ti permette di valutare il negativo come invece faresti con il bianco e nero.
Poi un giorno leggendo su alcuni blog stranieri scopro una nuova pellicola (ma forse non proprio tanto nuova) erede di alcune vecchie Agfa chiamata Digibase CN200. E' una pellicola a 200 ISO a colori che però non ha quella maschera arancio-gialla tipica delle pellicole a colori ed è ottimizzata per essere scansionata oltre a poter essere stampata in camera oscura in bianco e nero.
WOW devo provarla!! Mi dico. Cercando scopro che è anche associata ad uno sviluppo suo (ma non necessario) chiamato anch'esso Digibase C41 che ha la caratteristica di avere distinti il processo del fissaggio da quello dello sbianca: quindi un passaggio in più in fase di sviluppo, ma non è che sia un grosso problema.
Bene mi reco subito dal maggiore fornitore di materiale fotografico analogico di Milano e mi procuro tutto il necessario: rulli e sviluppo.

Faccio subito un rullo di prova e uno siluppo: non c'è male ma che fatica lavorare con un catino di acqua per mantenere la temperatura della tank!
Eppure ci deve essere un modo più seplice per sviluppare invece di andare al buio ad avvolgere il rullo e poi trafficare con la tank e i liquidi in un catino di acqua tenuto caldo da un riscaldatore per acquari.

La mia ricerca mi fa venire in mente che io avevo una bella sviluppatrice acquistata usata un pò di tempo fa ma mai utilizzata, era curiosissima e interessantissima perché permetteva di sviluppare in piena luce!! Ed il suo progetto risale agli anni '30: è la sviluppatrice Rondinax 35u della Agfa.

Pubblicità del 1938

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E' una curiosa scatola rettangolare in bachelite nera dove si inserisce il rullino su un lato e si tira fuori la coda della pellicola che si aggancia ad una molletta, si chiude la tank, si ruota una manopola fino a quando il rullo non è tutto avvolto, si aziona una leva che separa la pellicola dalla cartuccia tagliandola e quindi si inizia a versare il liquido nella tank.

Tutto questo se non proprio alla luce del sole almeno alla luce diurna o di una lampada: non si deve più ricorrere alla camera oscura per avvolgere il rullo e deporlo nella tank di sviluppo ed in più si usano soli 200 cc di liquidi!!

Un'idea geniale originata dall'Agfa negli anni '30 che ne fece anche un modello per sviluppare il medio formato chiamato Rondinax 60, di cui saprò dirvi non appena lo riceverò.

La mia Rondinax

Ebbene questo sistema ho deciso di provarlo per sviluppare il famoso Digibase. Eseguo tutti i passaggi necessari con soli 200 cc e ruoto continuamente la manopola: con questa sviluppatrice è obbligatorio lo sviluppo per rotazione essendo la spirale posta verticalmente dentro la tank.

Finito lo sviluppo, senza mai aver toccato con le mani la pellicola ed avendo eseguito tutti i passaggi in luce, apro la tank e attacco alla coda l'appendi pellicola e.... ahhhh orrore!!! Il negativo è completamente bluastro!!

Penso che ci siano state infiltrazioni di luce, forse la mia Rondinax non è così a tenuta di luce, sigh!! Appendo ugualmente il negativo ed attendo. Più passano le ore e più la tonalità blu si attenua e si toglie lasciando il negativo perfetto.

Interno della Rondinax

Telefono immediatamente al mio rivenditore di fiducia per saperne di più: forse qualche cosa mi sfugge. Ed ecco la sorpresa la Rondinax è perfetta!! E' proprio una caratteristica della Digibase che non ha la maschera arancio ad avere il colore cobalto quando è umida e che poi essiccandosi sparisce tranne che lungo le perforazioni. Però questa pellicola non gradisce esser caricata in macchina in piena luce e sarebbe meglio ripararsi all'ombra prima del caricamento.

Per quel che riguarda la Rondinax invece c'è da dire che l'aggancio alla spirale è un pò lungo e si rischiano i primi due fotogrammi, quindi bisogna tenerne conto in fase di ripresa.

Alla fine le scansioni di questa pellicola sono assolutamente soddisfacenti: le migliori che abbia mai eseguito su pellicole negative colore. E la Rondinax è uno strumento interessantissimo che, come molte cose del passato, è stato dimenticato troppo presto. Anche per il bianco e nero può essere usato senza problemi fatto salvo ridurre i tempi di sviluppo di circa un 15%, essendo questo un metodo di sviluppo a rotazione continua e come si sa l'agitazione (come il tempo) influisce sul contrasto.

Punti a favore della Rondinax:
- Siluppo in piena luce
- Poco liquido (200 CC)
- Un termometro molto preciso è connesso alla tank
- Facilità d'uso
- Incredibilmente utile per sviluppi colore dove i tempi di sviluppo sono fissi

Punti a sfavore della Rondinax:
- Difficile gestione del contrasto in BN in quanto si riducono empiricamente i tempi di sviluppo (bisogna fare prove)
- Bisogna fare prove sulla tenuta di luce

Di seguito alcune scansioni della Digibase CN 200 scattate con la Leica M6 TTL + Elmarit 24/2,8 

Anno nuovo.... fotografia analogica: Lo sviluppo ACU-1

Voglio iniziare il nuovo anno parlando di uno sviluppo per pellicole. Si avete capito bene nel 2014 voglio parlare di uno sviluppo di quei lunghi pezzi di plastica avvolti in strani involucri e che necessitano un procedimento per mostrare la fotografia che ha più a che fare con l'alchimia e Mago Merlino che non con il mondo fast & furious del 2014.

Ma è proprio in quei vecchi procedimenti che è nata la fotografia moderna, senza quegli "alchimisti" oggi non esisterebbe iphone photography o qualsiasi altra "luce" digitale. Comunque, per chi volesse cimentarsi nel 2014 nella fotografia analogica (cosa che consiglio vivamente se non altro per ritrovare il gusto di uno scatto alla volta meditato e pensato) vi propongo uno sviluppo per pellicole molto interessante che ho sperimentato lo scorso anno. Magari sarà tutto molto oscuro per chi non ha idea da dove si inizi ma vi propongo di leggere l'ottimo manuale scritto da Nicola Focci e poi magari ritornare su quanto sto per dirvi.

Iniziamo con sfatare due miti: 1) Non è vero che non si trovano più le pellicole e 2) Non è vero che le forniture di camera oscura sono introvabili e arcaiche. Se non mi credete provate a visitare www.fotomatica.it e l'inglese www.silverprint.co.uk.

ACU-1

ACU-1

Quindi passiamo ad illustrarvi questo sviluppo per pellicole denominato ACU-1 dell'americana BKA. E' uno sviluppo per tiraggi di pellicole e dalla massima acutanza e finegranulante. Si presenta in polvere in un piccolo barattolo metallico che va aperto con un apriscatole. La polvere basta per fare un litro di sviluppo ed una volta creata la soluzione stock può essere utilizzato diluito una sola volta. io l'ho provato sul T-MAX400 35mm tirato a 1600 ISO diluito 1:10 a 27 gradi per 7,15min. Un'altra sua caratteristica è che sopporta bene l'alta temperatura infatti i tempi di sviluppo sono tarati sui 21 gradi invece che sui 20 consueti. Inoltre l'ho provato anche con TRI-X tirato a 1000 1+5 per 9 min a 21 gradi.

I risultati sono apprezzabilissimi e molto appaganti in termini di grana e di lettura delle ombre.

Personalmente ho trovato questo sviluppo da Punto Foto

Questi sono i risultati con il TRI-X:

Scansione negativo

Fotografia da scansione negativo

E questi i risultati con il T-MAX:

Fotografia da scansione negativo

Dettaglio al 100%

Caricare una spirale in acciaio per sviluppare un 120mm

Caricare una spirale di plastica per sviluppare un negativo non è poi così difficile. Ma la prima volta che provai una tank in acciaio con relativa spirale in acciaio rovinai quasi completamente il rullo perché non riuscì ad avvolgerla bene.

Provarci con un 120mm è una bella sfida. Per fortuna in rete si trova qualche tutorial interessante. Il seguente video mi sembra abbastanza esplicativo.

Invece per il 35mm ed una diffusa illustrazione in italiano, questo video mi sembra ben fatto: