Ho visto la mostra: Robert Doisneau Paris en Liberté

Che Robert Doisneau fosse stato un grande fotografo è cosa nota, ma vedere una mostra grandiosa come quella portata a Milano (Paris en Liberté)

  La ballata di Pierrette d'Orient, 1953

La ballata di Pierrette d'Orient, 1953

è una gioia per gli occhi e un arricchimento interiore di primissimo livello.

La mostra è molto ben concepita sia negli spazi che nel percorso attraverso la fotografia dell'artista. Anche didatticamente è perfetta, con una audioguida ineccepibile.

Si apprendono così le tecniche fotografiche adottate da Robert Doisneau (appostamento, trappola fotagrafica, inseguimento e anche ricreazione di situazioni viste) insieme alla sua visione legata ad un umanesimo sempre presente nelle foto dell'autore anche quando non vi è affatto la figura umana ma al massimo la sua rappresentazione come nel caso della serie sugli uccelli e le statue dei personaggi famosi.

Una fotografia sempre ironica e spesso dissacrante, Doisneau diceva che il fotografo non dovrebbe mai prendersi troppo sul serio. Il suo era uno sguardo attento alla Parigi e ai suoi concittadini.

Meritano sicuramente una riflessione aggiuntiva anche alcune sue affermazioni che illustrano alcuni suoi lavori come, ad esempio, quelle sui fotografi di Place de la Concorde, dove Doisnea si esprime ricordando come spesso ci si accanisce in un eccessivo tecnicismo fotografico alla ricerca di uno scatto perfetto e di una qualche forma d'arte come se questa possa risiedere nel tecnicismo.

La mostra è, in fondo, un viaggio in una realtà umana raffigurata in modo partecipato e attento al quotidiano, a quel flusso di azioni umane che formano la vita della città. Lo stesso Doisneau rimpiangerà di aver "speso" alcuni anni al servizio dell'Alta Moda, un mondo patinato e distante dalla Parigi dei  bistot e dei sobborghi che tanto amava.